Il Tempo è una lingua, misteriosa e sconosciuta che percorre i secoli. Un idioma criptato, matematico e scientifico che i nostri antenati conoscevano bene, con cui interagivano quotidianamente e con coscienza, celebrandone la sacralità.

In passato, questa lingua unitaria, non solo serviva a segnare la scansione delle ore, ma era anche impiegata per comprendere gli enigmi ancestrali del Cosmo, interagire con le energie della natura, dialogare con il Divino e praticare l’Orazione Sacra.

Ben sapevano i nostri predecessori che scandire il lasso temporale era un modo per evocare le Potenze del creato e richiamare le Entità divine, mediante la preghiera. Gli antichi popoli, interagivano infatti, grazie alla frammentazione temporale, con gli Archetipi rappresentati dalle ore, dei quali celebravano la gloria, osannando i Guardiani e Signori del Tempo.

Allo stesso modo, conoscevano la differenza e l’impiego magico-esoterico dei flussi orari e sapevano distinguere le due tipologie di lasso: Aion, il tempo sincronico e assoluto, e Kronos, il tempo ciclico e mortale.

La comunità Neolitica, ad esempio, si relazionava quotidianamente con queste duplici super forze divine e le acclamava con canti e litanie, di cui si trova traccia tanto nel mito che nella storia.

Secondo la mitologia greca, Kronos era considerato figlio di Aion ed incarnava il loop quotidiano. Da Esso dipendeva il ciclo giornaliero della trasformazione che seguiva il sorgere del Sole, il quale veniva interpretato come simbolo di nascita, e il suo tramontare che rappresentava la morte.

La cosmogonia Egizia, riteneva che questo tipo di Tempo, da cui dipendeva il movimento dei Pianeti del Sistema Solare, fosse dipendente dal Dio del Sole Horus che col proprio Carro, portava la luce al modo.

A differenza, Aion manifestava il lasso temporale eterno e infinito, dimora delle Sfere Angeliche che era perfetto e assoluto. Un Tempo governato dal Dio Ra, rappresentazione della Luce Eterna, da cui dipendeva il moto dell’intero Cosmo e di tutte le dimensioni esistenti.

I nostri antenati che si rapportavano costantemente con queste manifestazioni Divine, si  interfacciavano al flusso temporale in maniera naturale e costante, mantenendo una profonda connessione con la luminescenza solare e i suoi ritmi ciclici.

Nel Neolitico, la nostra stella era considerata come fulcro della Divinità ed era l’epicentro su cui era impostata la vita comunitaria. Tutti gli abitanti del Pianeta infatti, basavano i propri ritmi su di essa, fondando le abitudini sociali, in base alla scansione del Tempo che la stessa poneva in essere mediante il suo levare e tramontare.

Inoltre, sapevano distinguere i flussi magici ed elettromagnetici delle ore che probabilmente, conoscevano essere positivi e negativi, passivi ed attivi, i quali venivano impiegati per connettersi alle sfere Angeliche  e per  relazionarsi con i propri Spiriti e le Potenze universali e interagire con le diverse energie, assorbendone il potenziale.

L’importanza del Tempo, attraversa dunque la storia, veicolando il suo Mistero solo ad una nicchia ristrettissima di persone che ancora possono intuire il suo autentico linguaggio e carpire la preziosa verità nascosta nella sua frammentazione.

E’ bene precisare che dal Neolitico ad oggi, il flusso temporale di Kronos è  considerevolmente cambiato.

In principio, questa tipologia di Tempo, era, come anticipato, allineata al nostro Sole e al moto di Rivoluzione terrestre. Col trascorrere dei millenni, a causa dell’impostazione oraria in sessantesimi, pervenuta dai Sumeri, il messaggio intrinseco al lasso ciclico è stato manipolato, portandolo a sintonizzarsi con la parte oscura e con il moto di Rotazione terrestre.

I circoli di Pietra: templi dedicati al Tempo

Dedicati ai due tipi di lasso temporale, sono stati eretti nelle epoche, in varie parti del mondo, molti templi di culto, i quali sono stati concepiti per essere allineati a diversi agglomerati di stelle, come la Costellazioni di Orione e delle Pleiadi, ma anche ai solstizi e agli equinozi, seppure ad oggi, si sia completamente smarrita la tradizione ad essi legata.

Ne è esempio, il Cerchio di pietre di Callanish in Scozia, uno dei centri megalitici più importanti del Regno Unito.

Considerato dagli studiosi di tutto il mondo tra i più affascinanti monumenti preistorici esistenti nel continente, questo circolo neolitico, è composto da un cerchio principale di massi ed una pietra posta al centro di esso, indice nel suo complesso, del simbolo del Sole e luogo di adorazione del ciclo del Tempo.

Il circolo è collegato a cinque fila di pietre erette, di cui due lunghi filari, sono ubicati in esecuzione quasi parallela tra loro, formando una sorta di viale.

Nel centro del cerchio, si trova una camera tombale, posta ad est della pietra centrale che probabilmente era usata per celebrare riti e cerimonie sacre ed entrare in contatto con le forze ctonie della terra e onorare le potenze del cielo.

Il complesso presenta ad oggi sul sito, tredici rocce, numero che evoca il potere della trasmutazione e del Tempo ciclico di Kronos, benché lo spazio tra esse, sia calcolato per contenere trenta massi, al pari (come si vedrà in seguito) di Stonehenge.

Negli immediati dintorni, vi sono nove altri cerchi di pietre, i quali vengono identificati dai ricercatori, mediante numerazione progressiva al sito principale che viene chiamato Callanish 1.

Anche essi, offrono chiari riferimenti al lasso temporale, rendendo il luogo un vero e proprio epicentro di culto, dedicato agli Dei delle ore.

Parimenti alla Scozia, l’Inghilterra ha i suoi luoghi di devozione dedicati al flusso temporale, come ad esempio Swinside, un cerchio di pietre situato accanto a Swinside Fell, nel sud della Cumbria.

Costruito in ardesia locale, l’anello ha un diametro di circa 26,8 m. Attualmente contiene cinquantacinque pietre, che in origine della costruzione, pare fossero sessanta. Un numero indice di Kronos, comunemente impostato sui sessantesimi.

Il circolo quindi, è evocativo del lasso ciclico stesso e del loop circolare che regolamenta l’esistenza terrestre. Appartiene ai circa 1.300 cerchi in pietra, registrati nelle Isole britanniche e in Bretagna.

Fu costruito come parte di una tradizione megalitica che durò dal 3.300 al 900 a.C., durante il periodo classificato come il Neolitico tardo e gli inizi del Età del bronzo. All’epoca, l’area montuosa in cui si trova Swinside, ha visto la costruzione di un elevato numero di circoli, con altri esempi notevoli, tra cui il cerchio di pietre di Castlerigg.

Noto localmente anche come Keswick Carles o Druid’s Circle, è un sito megalitico situato nei dintorni del villaggio inglese di Keswick, nel Lake District (Cumbria, Inghilterra nord-occidentale).

E’ uno dei più antichi cerchi di pietre della Gran Bretagna, oltre che uno dei maggiori monumenti preistorici dell’Inghilterra settentrionale. Attualmente composto da 38 monoliti, in origine ne conteneva probabilmente quarantotto. Un numero che secondo la dottrina cabalista, rimanda ancora una volta al ciclo e alla Ruota del Tempo. Un richiamo quindi, ancora a Kronos e al suo ritmo mortale, ma anche al “giusto equilibrio della massa”.

Il numero quattro infatti, sempre secondo la scienza della Cabala e la tradizione esoterica, rende manifesta la materia, ed è indice del potere dei quattro elementi (acqua, fuoco, terra, aria), i quali se mantengono l’equilibrio tra essi, determinano la quinta essenza, ovvero la perfezione divina adamantina.

La cifra otto invece, è sia rappresentativa della Legge Sacra in sé e dunque della Giustizia, sia dell’equilibrio e del Tempo infinito.

Gli scopi originali di questi circoli, sono ancora dibattuti da molti studiosi, anche se la maggior parte degli archeologi, concorda sul fatto che sono stati costruiti per motivi rituali o cerimoniali.

La presente tesi invece, oltre che ad avallare questo aspetto, ne spiega l’utilizzo, apportando prova del fatto che gli stessi circoli, fossero a tutti gli effetti dei veri e propri orologi cosmici.

Nel primo periodo moderno, il folklore locale sosteneva che questi complessi monolitici erano le fondamenta per costruire delle vere e proprie chiese, ma che il Diavolo contrastava continuamente questi piani, rendendo impossibile l’evoluzione architettonica dei cerchi. Un input realistico, ovviamente metaforico, se si considera che il linguaggio temporale ciclico, esprime nei quadranti impostati sui sessantesimi, un aspetto demoniaco, dato dalla disposizione delle ore e di conseguenza dalla frequenza scansionata.

I circoli erano (e sono) inoltre epicentri energetici fortissimi, impregnati da enorme potere, i quali incidevano sui loro fruitori e su tutto il circondario terrestre, influenzando l’intera esistenza degli abitanti autoctoni. 

Un ulteriore esempio della rappresentazione del lasso temporale di età Neolitica è il Cromlech di Mendiluse, in Spagna.

Raffigurato anche esso con tre cerchi concentrici, non tutti rimasti integri, questo sistema megalitico indica nel circolo esterno, i quattro punti cardinali (Nord, Sud, Est e Ovest) e configura il potere dei quattro elementi. Il cerchio intermedio invece, segnala la scansione delle ore che, essendoci elementi mancanti, si può solo intuire. Allo stesso momento, l’intero cerchio rappresenta il simbolo del Sole ed è dedicato dunque al suo culto.

Parimenti, il Cromlech di Dreamland in Piemonte che sorge all’interno del Parco Regionale La Mandria, in un’area privata e protetta, è un lampante esempio di tempio Sacro dedicato al lasso.

Un sito importantissimo che infatti chiaramente esprime il quadrante di un orologio, evocando ancora una volta Kronos, nel suo aspetto orario comunemente conosciuto.

Il circolo, presenta tre cerchi concentrici. Il cerchio esterno è tracciato da quattro pietre che indicano i punti cardinali e mettono in risalto il potere dei quattro elementi.

Il cerchio intermedio è costituito da dodici grandi sassi, i quali rappresentano le dodici ore del giorno e della notte. Il cerchio interno, è invece formato da trentacinque pietre più piccole che esprimono il ciclo infinito.

Il trentacinque, è costituito dalle cifre tre e cinque, le quali addizionate tra esse, come insegna la dottrina cabalista, danno come risultato il numero otto che tra le altre cose, rappresenta il ciclo senza fine.

I nostri predecessori che erano di fatto grandi conoscitori delle discipline mistiche,  impiegavano la numerologia nel quotidiano, attribuendo ad essa una grande importanza poiché riconoscevano nelle cifre, un significato archetipico che rivelava le costanti matematiche del creato.

Il suo utilizzo, era visto come una vera e propria esperienza di trascendenza, soprattutto se applicata alla costruzione di templi di culto e all’Orazione Sacra.

Anche la Puglia possiede il suo orologio cosmico neolitico. Tra le campagne di Minervino, un piccolo paesino del Salento, è infatti ubicato il Cerchio Magico, un circolo di pietra che  parimenti a Stonehenge conta trenta ore per giornata.

 

Il sistema megalitico, è composto da trenta massi che definiscono un circolo esterno e da tre pietre che delineano la circonferenza interna.

Oltre a rappresentare il simbolo solare, questo circolo scandisce il Tempo di Aion che nell’epoca neolitica, era impostato su una diversa scansione temporale, strutturata da trenta ore in una giornata, ognuna di quarantacinque minuti cada una.

Epicentro energetico di grande potere, il Cerchio Magico, offre vari spunti sulla Tradizione iniziatica, oltre ad essere originariamente un chiaro esempio di tempio di culto, nel quale di certo, celebravano il “saluto al Dio Sole”.

Anche l’Africa è ricca di orologi cosmici. Ne sono esempio i circoli megaliti di Senegambia, meravigliosi centri Neolitici ancora fulcro di rituali sacri.

Questi cerchi, si trovano sul confine fra il Gambia ed il Senegal e sono ubicati in un’area che si estende su di una superficie di circa 39.000 chilometri quadrati e allineati alle Costellazioni principali, come ad esempio ad Orione, alle Pleiadi, all’Orsa Maggiore e al Disco Solare.

Centinaia di cerchi, con pietre di varie dimensioni e forme, caratterizzano il territorio, trasferendo all’intera regione, una dimensione mistica e sacra.

Questi circoli, furono eretti in un’epoca compresa fra il terzo e il sedicesimo secolo a.C., sopra precedenti sepolture.

Ciascun cerchio contiene un numero di pietre compreso fra dieci e ventiquattro, variabili in  altezze incluse fra 1 e 2,5 metri, ricavate da blocchi di laterite.

Cifre che indicano, in base al loro valore, proprio il Tempo.

Il dieci che rappresenta la Ruota del Samsara, ed è infatti indicativo del lasso di Kronos che comporta una salita e una discesa, una nascita e una morte.

La cifra ventiquattro invece, identifica il lasso temporale compiuto di Aion, scandendo le ore di una giornata, equamente divisa in dodici ore diurne e notturne, in perfetto allineamento con il sorgere e calare del Sole.

L’intero luogo pertanto, è certamente dedicato, oltre alla nostra stella, al Tempo e alla dottrina del Logos, in esso nascosto.

Numerosi resti umani, ritrovati nei diversi siti, fanno pensare che questi circoli, avessero i propri giacimenti funerari, nei quali venivano seppelliti i capi delle tribù e i cittadini di spicco, proprio come è avvenuto nelle nostre architetture sacre (Chiese e Cattedrali) nelle cui cripte si trovano sepolti uomini e donne illustri, soprattutto appartenenti al clero, Santi e Sante.

Sempre in Africa, altro interessante sito dedicato al lasso temporale, è il Calendario di Adamo che pare sia il più antico circolo del mondo.

Questo sistema megalitico, è costituito da un gran numero di rocce che a primo impatto, possono sembrare disposte in maniera casuale. Una piccola percentuale di esse, è stata posizionata per creare un circolo, a sua volta formato da tre cerchi, di cui ad oggi è rimasta solamente la traccia.

Attualmente, il cerchio è composto da una venti pietre di differente forma e dimensione; quattro di esse, tracciano i punti cardinali. Tutte le rocce sono collocate in posizione verticale, due delle quali sono alte circa due metri e mezzo e posizionate al centro.

Dai resti attuali, non è possibile comprendere quanti massi formassero anticamente il circolo, di conseguenza non si può dire con certezza che tipo di scansione temporale impiegassero e quale fosse il reale senso ritualistico dell’intero cerchio che probabilmente era dedicato al culto solare, al Tempo e a celebrare gli allineamenti stellari principali.

Certo è invece, il fatto che il suo particolare nome, attribuisce al luogo un evidente alone di mistero e sacralità, palesando una correlazione tra esso e i primissimi esseri che abitarono il pianeta, citati nelle Sacre Scritture: gli Adam, fatti a immagine e somiglianza di Dio e dunque divini.

Il sito megalitico, sembra infatti voler rimandare, con il suo appellativo, alla storia del giardino di Eden e indicare che questo epicentro, è stato il fulcro della civiltà che ha originariamente abitato la nostra sfera. Un’ipotesi che se fosse reale, conferirebbe al luogo e alle popolazioni autoctone, un senso totalmente nuovo, classificando l’epicentro, come “culla del mondo”.

Il Calendario di Adamo, era originariamente una grande struttura circolare che probabilmente aveva un’architettura molto più complessa di come appare ora. Essa era concepita per allinearsi con i punti cardinali della Terra, gli  equinozi, i solstizi e molteplici Costellazioni, parimenti a Stonehenge, ma più antica di molte migliaia di anni.

Il sistema megalitico, è eretto lungo il medesimo meridiano della Grande Piramide di Giza e rispetta infatti vari schieramenti, come ad esempio dimostrano tre pietre infilate e orientate verso le tre stelle della cintura di Orione.

Lo studioso e scienziato Michael Tellinger che per anni ha potuto analizzare il sito, ha asserito, sulla base di una serie di valutazioni analitiche e scientifiche che il Calendario d’Adamo, è stato costruito per lo meno da 75 mila anni, ma che potrebbe essere anche stato eretto 200 mila anni or sono.

Un dato importante che avalla le precedenti congetture, capace di dimostrare la grandezza e il mistero di un’antenata civiltà super avanzata che ha vissuto sul Pianeta, vari millenni fa.

Lo stesso ricercatore, presume che il sito sia stato edificato da una antico popolo celeste, approdato sulla Terra in tempi remoti.

Una tesi similare a quella di Zecaria Sitchin, autore statunitense che dedicò gran parte dei propri scritti alla Teoria degli astronauti o del Paleo contatto, il quale sostenne che il circolo è stato edificato dal popolo degli Anunnaki, una civiltà extraterrestre ed altamente evoluta che giunse in Sudafrica, per recuperare i giacimenti di oro.

Il ritrovamento del Calendario di Adamo ha aperto un nuovo ed enigmatico capitolo sulla storia della Tradizione, ribaltando molteplici concetti che caratterizzano l’archeologia contemporanea. Ha inoltre consentito la scoperta di numerosi insediamenti in pietra ubicati nelle aree circostanti. Si stima infatti, la presenza di oltre ventimila antiche rovine, sparse in queste zone.

Altra struttura particolare e altamente simbolica che pare nascondere una storia similare al Cerchio di Adamo, è l’imponente Circolo edificato sulle alture del Golan, al confine tra Israele e Siria.

Chiamato Gilgal Refaim, il sistema megalitico è composto da cinque cerchi concentrici che paiono essere ulteriormente frammentati internamente in molteplici parti e indicare ancora una volta una scansione temporale, ma non solo.

Seppure ad oggi, di questa divisione interna, sia rimasto ben poco e sia pertanto impossibile sapere in quante porzioni fossero originariamente frammentati i cerchi, è ancora possibile dedurre molte cose.

Costruito sull’arcipelago montuoso chiamato Ramat Ha Golan, conteso da quattro decenni, considerato ancora oggi il “luogo della discordia”, questo cerchio che si estende per 155 metri di diametro, sottende nella propria struttura, un contenuto mistico e religioso importantissimo.

A dare indicazioni chiare sulla sua rilevanza, oltre alla sua architettura, è sia il nome del circolo che richiama l’appellativo della altura su cui è ubicato, sia gli elementi numerici superstiti, i quali palesano il fatto che questo sistema megalitico, tutt’ora fulcro energetico e luogo di grande potere, ha avuto un’importanza fondamentale nella storia..

Il termine Golan deriva dalla parola Ghilem, la quale secondo la Tradizione ebraica, rappresentava una popolazione di esseri angelici.

Un indizio che, al pari del Circolo di Adamo, fa presupporre l’esistenza di una civiltà preistorica diversa dall’umanità attuale, perfetta e adamantina che popolò la terra migliaia di anni fa.

Altri spunti sull’importanza di questa architettura, vengono palesati dalla numerologia espressa dal circolo. Composto da cinque cerchi concentrici, questo sistema megalitico, pare infatti indicare la perfezione. Tale cifra, impiegata perfino come valore che rappresenta il nome di Dio, è indice di compiutezza e di collegamento alla divinità.

Anche la Russia ha i suoi luoghi temporali sacri, ne è esempio il circolo di Arkaim, uno dei centri megalitici fondamentali. Di certo, il sito, è prova lampante del fatto che questi epicentri fossero dei veri e propri orologi cosmici.

Essi erano quindi, dispositivi di condizionamento del metabolismo, dei ritmi circadiani e della vivacità delle cellule dei propri fruitori; oltre ad essere un luoghi sacri dedicati al culto Solare e alla dottrina del Logos del Tempo.

Oggi, dell’antica architettura che pare fosse costituita da tre cerchi concentrici, è rimasta solo la traccia, la quale basta però a ricostruire l’intero.

Nel cerchio intermedio erano indicate ventiquattro parti, indici delle ventiquattro ore di una giornata e nel cerchio esterno venivano rappresentate sessanta porzioni, paria a sessanta minuti.

Il centro è dunque un classico orologio cosmico che traccia il Tempo, scandendo le ore in sessantesimi.

Poiché il numero sessanta trasferisce al suo fruitore e al circondario terrestre, un input  di assoggettamento al lasso temporale stesso, questo circolo condiziona sia l’energia del luogo che gli abitanti delle zone limitrofe, trasferendo il loop ciclico di Kronos e anche una frequenza demoniaca.

Arkaim è ubicato nella periferia della regione di Chelyabinsk, a nord del confine con il Kazakistan, generalmente datato intorno al 17° secolo a.C.

Il sito, è oggetto di grande interesse da parte degli archeoastronomi, poiché consente, in base ai suoi allineamenti planetari, di poter osservare diciotto fenomeni astronomici, a differenza di Stonehenge che offre l’opportunità di esaminarne dieci.

Il fatto che questi siti fossero apparentemente concepiti come osservatori astronomici, e perfino come calendari, e dunque conservassero le conoscenze per leggere la mappa delle stelle, prima ancora delle intuizioni degli Egiziani e dei Greci, costringe ad attribuire a queste culture preistoriche, un indice di sapienza e grandiosità che finora non è stato ancora riconosciuto.

Arkaim è solo un esempio della ricca collezione archeologica nascosta nel territorio russo. Purtroppo, buona parte di questi epicentri sono andati perduti, a causa del progresso industriale.

Altro centro megalitico che offre un chiaro riferimento al flusso temporale, di fondamentale importanza, è proprio Stonehenge che nella sua architettura, mette in risalto il Tempo di Aion, rappresentando un vero e proprio Orologio Aureo Cosmico preistorico.

Stonehenge, è un sito neolitico che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire, in Inghilterra, circa 13 chilometri a nordovest di Salisbury.

È il più celebre e imponente cromlech Britannico ed è composto da un insieme circolare di grosse pietre erette, talora sormontate da elementi orizzontali colossali.

I giganteschi monoliti che caratterizzano il circolo, sono costituiti da materiali differenti e sono diversi tra loro per forma e dimensioni.

Al centro del cerchio è possibile trovare la pietra dell’altare, ovvero un monolite di cinque metri. I massi principali, sono composti da una forma estremamente dura di arenaria silicea, che si trova naturalmente circa trenta chilometri più a nord, sulle Marlborough Downs.

La struttura interna, conosciuta come Bluestone Horseshoe, è costituita da pietre più piccole, dal peso medio di quattro tonnellate cadauna.

Pare che queste ultime, composte da diversi materiali come la dolorite, la riolite, l’arenaria e la cenere calcarea vulcanica, siano state estratte dalle Montagne Preseli, nel Galles sud-occidentale.

La maestosità degli elementi e la distanza dei luoghi dalle quali sono state estratte, fa domandare l’osservatore come sia stato possibile per una popolazione preistorica e “rudimentale”, compiere un’opera del genere.

A dare manforte a questo dubbio che apre le porte a varie considerazioni tra il mistico e il metafisico, è possibile trovare una leggenda del luogo, su un particolare masso del circolo, chiamato pietra del tallone.

Un tempo conosciuta come Tallone del Frate, questa pietra è la protagonista di un racconto popolare, il quale narra che fu il Diavolo in persona a portare sulla piana di Salisbury i grandi monoliti, dopo averli acquistati da una donna Irlandese. Pare che durante il trasporto, uno di essi cadde nel fiume Avon e che a quel punto il Diavolo  esordì dicendo che nessuno avrebbe mai scoperto come quegli imponenti massi fossero arrivati fino alla piana. In quel momento un frate che era nei paraggi, rispose che questo era ciò che credeva lui! Allora il diavolo lanciò una delle pietre contro il frate e lo colpì su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno, e rimase così fino ai nostri giorni. Un aneddoto che per metafore esprime il mistero del sito stesso ed offre una chiave di lettura ancestrale.

Stonehenge, come diversi complessi di pietre dell’Età Neolitica e Paleolitica, è di fatto (come dimostrato fino a questo momento) un antico dispositivo di condizionamento, ideato sia per scandire la frammentazione oraria che per evidenziare la sacralità ed il potere magico-esoterico del Tempo stesso. La struttura megalitica infatti, configura un antichissimo speciale orologio che può ancora esprimere i segreti nascosti nelle ore e condizionare positivamente i suoi fruitori.

La mappa di Stonehenge, esprime con la sua composizione, il quadrante di un Orologio Aureo, impostato su una differente suddivisione del lasso temporale stesso, basata sulla frammentazione della giornata in trenta ore, da quarantacinque minuti cadauna, per un totale di novanta minuti per circonferenza.

Il circolo, grazie alle sue imponenti pietre, celebra il “saluto al Sole” e ai quindici Signori del Tempo.

Questo sito, è infatti caratterizzato da tre cerchi concentrici che indicano, dall’interno verso l’esterno, quindici ore di giorno e di notte, identificando trenta ore totali in una giornata.

Ogni circonferenza conta il tempo di due ore (da 45 minuti cad) per un totale di novanta minuti, per quadrante.  

Il complesso è un vero e proprio dispositivo di condizionamento del metabolismo, dei ritmi circadiani e della vivacità delle cellule che scandisce quarantacinque minuti per semi-quadrante di destra e sinistra.

In base a queste informazioni, si può dedurre che al tempo di Stonehenge, il lasso temporale quotidiano, fosse di 22 ore e 0833333333333 minuti.

Ciò implica che Rotazione terrestre avveniva in un lasso di Tempo inferiore rispetto a quello attuale e dunque che la stessa Terra, ha rallentato il proprio moto.

Il nostro Pianeta dunque, dal Neolitico ad oggi, ha frenato la sua velocità, aumentando la durata del moto di Rotazione terrestre.

Ho potuto interpretare in questo modo i circoli di pietra e rivelare il profondo significato simbolico legato al Tempo, comparando le strutture megalitiche alla mia invenzione, chiamata O.A. (Dispositivo di condizionamento del metabolismo, dei ritmi circadiani e della vitalità delle cellule; Isha 13, Femminino Sacro), pur rilevando alcune sostanziali differenze.

Il Quadrante dell’O.A. (Orologio Aureo), ad esempio, è impostato sulle 24 ore, mentre invece Stonehenge, ne conta 30.

Equiparando i quadranti, mi è stato subito evidente quanto fossero similari. Ho potuto in questo modo scoprire che entrambi si basano sul Codice Aureo, seppure scandiscono il lasso temporale in maniera diversa. Tra questi “orologi del passato e orologi del futuro”, esiste infatti una differenza di circa due ore.

Un’analisi che ancora di più mi ha consentito di comprendere l’importanza del Tempo e del Codice Aureo da me scoperto, poiché in esso si nasconde una nuova speranza per il futuro che attinge dal passato e porta per tutti la Nuova Era.

la Papessa MW